wordpress visitors

Riflessioni sulla Fotografia Naturalistica

Apr 11, 2012 No Comments by
Conosci ciò che vuoi!
La fotografia naturalistica è un tema talmente vasto da non potersi trattare in un solo articolo. Centinaia di libri e articoli sono già stati scritti sull'argomento, ed è un'impresa quasi impossibile riuscire a dire qualcosa che non sia una semplice ripetizione.
Un tema tuttavia mi sembra poco discusso e interessante: l'approccio alla fotografia naturalistica dal punto di vista del linguaggio espressivo. In pratica, come ritrarre gli animali selvatici e con quale scopo.
Molte volte, infatti, o -troppe volte- dovremmo dire, di fronte alla possibilità di fotografare animali selvatici, i fotografi tendono a reagire in modo automatico, utilizzando l'obbiettivo più potente di cui dispongono, cercando di avvicinarsi quanto più possibile all'animale e ricercando il classico ritratto a tutta faccia del soggetto.
Anche se non vi è nulla di sbagliato in questo, può essere utile ricordare che non è l'unico approccio possibile e neanche, necessariamente, quello che permette di ottenere gli scatti migliori.
Cercare di definire il tipo di fotografia che vogliamo ottenere in una particolare situazione può aiutarci a fare la scelta giusta e può allargare i nostri orizzonti creativi.
In termini generali, quasi tutte le foto di animali ricadono in una delle seguenti quattro categorie: ritratto, ritratto ambientato, comportamento e panning.


Reflections on Photography-Photo Un tipico ritratto (in alto a sinistra: Laysan Albatross, Kaena Point, Oahu Hawaii); un ritratto ambientato (in alto a destra: leoni al Lago Manze, Selous Game Reserve, Tanzania); uno scatto di comportamento (in basso a sinistra: Olive Baboon, Ruaha NP Tanzania) e panning (in basso a destra: Gnu in movimento, Mikumi NP Tanzania).


Cerchiamo ora di analizzare brevemente ciascuna categoria e vediamo quando può essere utile favorire un tipo di scatto rispetto a un altro, a seconda della scena che abbiamo di fronte.

Ritratto
Il ritratto è l'indiscusso vincitore del gruppo. Quando avvistiamo un'Aquila Calva appollaiata su un ramo, o quando, durante un safari, ci imbattiamo in un leone, la reazione immediata è quella di riempire il fotogramma con l'immagine completa dell'animale. E' questo il fine con cui sono riprese la maggior parte delle immagini di animali. La ricerca di questo tipo di foto richiede l'uso di teleobbiettivi molto potenti e la capacità di avvicinarsi molto al soggetto.
A mio parere, questo tipo di immagine tende a essere un po' troppo statico per catturare realmente l'attenzione dell'osservatore. Non fraintendetemi; è certo possibile ottenere bellissime foto in questo modo, e io stesso ne scatto ancora moltissime, ma le scatto sapendo bene che difficilmente esse saranno foto particolarmente originali.

Reflections on Photography-Photo Pygmy Marmoset nella foresta Amazzonica dell'Ecuador. Canon 300mm f/2.8. Questo è un tipico esempio di ritratto. Non c'è uno sfondo che valga la pena di essere osservato e il soggetto e la sua espressione sono gli unici elementi dell'immagine.


Reflections on Photography-Photo Cuccioli di leone. Ruaha NP, Tanzania. Canon 600mm f/5.6 (300mm f/2.8 duplicato 2x). Questi cuccioli si trovavano a circa 20 metri da me. Non potendomi avvicinare oltre, ho usato tutto l'ingrandimento di cui disponevo per isolarli dall'ambiente circostante.


Reflections on Photography-Photo Burrow Owl. Salton Sea, California. Canon 600mm f/5.6 (300mm f/2.8 duplicato 2x). Un altro esempio di ritratto estremo. L'immagine è costituita esclusivamente dal soggetto. Non vi è nient'altro da osservare nella foto, essendo lo sfondo completamente sfocato e ridotto a una macchia indefinita di colore.


Se la situazione lo permette, cioè se l'animale è calmo e fermo, vale la pena di esplorare approcci differenti e sperimentare composizioni diverse, il che ci porta a discutere del mio tipo preferito di fotografia naturalistica: il ritratto ambientato.

Ritratto ambientato
In parole semplici, il ritratto si dice -ambientato- quando l'ambiente circostante l'animale diventa esso stesso parte integrante dell'immagine, con un suo peso visivo e una composizione accattivante. Possiamo pensare al ritratto ambientato come a una fotografia di paesaggio che include un animale nella scena. L'essenza stessa dello scatto è determinata da dove, e come, l'animale compare nell'immagine.

Reflections on Photography-Photo Giraffa. Ruaha NP, Tanzania. Canon 17-40mm f/4. Ho ripreso quest'immagine a mezzogiorno, quando normalmente evito di fotografare a causa della luce troppo dura e poco interessante. Tuttavia, questa composizione era così intensa che non ho potuto ignorarla. Ho composto una tipica foto di paesaggio usando un filtro polarizzatore per far risaltare le nuvole nel cielo e impiegando linee convergenti per rinforzare la composizione. La giraffa e l'Acacia sono poste vicino al terzo di destra dell'immagine, dove anche la linea della nuvola guida l'occhio dell'osservatore.


Da tempo ammiro molto il lavoro di Thomas Mangelsen (www.mangelsen.com), a mio giudizio uno dei maestri del ritratto ambientato. Molte delle sue immagini raffigurano grandiosi panorami naturali dove l'animale risulta addirittura difficile da identificare a prima vista, ma una vota che l'occhio lo individua, esso diventa il centro di gravità dell'immagine e la mente rimane fissa su di esso, rivelando come l'animale, nonostante le sue piccole dimensioni, sia il vero soggetto dell'immagine.
Queste immagini colpiscono l'osservatore due volte. La prima volta per la bellezza del paesaggio che l'immagine ritrae; la seconda quando l'animale all'interno del paesaggio viene identificato, e si comprende la logica impiegata dal fotografo.
Questo tipo di immagini risulta sempre molto vitale e favorisce un dialogo complesso e articolato fra il fotografo e l'osservatore.

Reflections on Photography-Photo Elefante in marcia. Mikumi NP, Tanzania. Canon 17-40mm f/4. In safari all'interno del Mikumi NP, avvistai un grande branco di elefanti in marcia sulla pianura verso una pozza d'acqua. Ho isolato questo giovane elefante e composto l'immagine in modo da evidenziare la drammaticità del cielo e piazzando l'elefante nel terzo di destra per dare più peso alla sua direzione di marcia. Il risultato è un'immagine dinamica e ben bilanciata.


Non ci sono regole da seguire, ma può essere utile memorizzare alcuni consigli.
    Innanzitutto analizzate bene la scena. Il paesaggio attorno all'animale e dietro di esso è interessante di per sé? Costituirebbe una buona fotografia di paesaggio anche se non ci fosse l'animale? Se rispondete si a queste domande, allora la foto è un buon candidato di ritratto ambientato. Date al paesaggio la massima importanza, come se si trattasse di una fotografia di paesaggio pura e componete per il paesaggio, non per l'animale! Evitate di porre l'animale al centro dell'immagine. L'animale può essere “scoperto” in un secondo tempo, quindi cercate di collocarlo in una posizione dove non sia immediatamente visibile. Se la vostra posizione non è ottimale per il paesaggio che volete riprendere, muovetevi e, usando le parole di Edward Weston, trovate “ Il modo più efficace di vedere”, cioè la composizione più forte e d'impatto che riuscite a visualizzare. Non preoccupatevi se l'animale risulta troppo piccolo, è questo lo scopo dell'immagine, e alla fine l'animale sarà sempre riconosciuto come il soggetto principale dell'immagine, indipendentemente dalle sue dimensioni. Cercate di avere tutto perfettamente a fuoco, chiudendo il diaframma per aumentare la profondità di campo, se necessario. Uno sfondo sfocato ha raramente senso in una foto di paesaggio.
Con queste semplici linee guida in mente è possibile iniziare a pensare alla fotografia naturalistica in modo diverso, nuovo e più creativo.

Reflections on Photography-Photo Gnu. Mikumi NP, Tanzania. Canon 17-40mm f/4. La forza di questa immagine risiede tutta nel cielo e nel suo drammatico impatto visivo. Anche senza la presenza degli gnu, l'immagine rimarrebbe comunque potente.


Un grande vantaggio del ritratto ambientato è che esso non richiede potenti teleobiettivi. Quindi, anche se non ne possedete uno, non andate in crisi davanti a un leone e ricordatevi di sperimentare il ritratto ambientato. Potreste persino ottenere foto migliori del tizio di fianco a voi che sfoggia un 800mm f/5.6.

Reflections on Photography-Photo Laysan Albatross, Kaena Point, Oahu Hawaii. Pentax 645N, 33-55mm. Quest'immagine è stata ripresa con un grandangolo per medio formato, avvicinandomi moltissimo al pulcino e impiegando una composizione non centrale.


Reflections on Photography-Photo Ghepardo. Ruaha NP, Tanzania. Canon 300mm f/2.8. Questa è una tipica immagine per un ghepardo. Se ne sono già viste moltissime di questo genere. Il mare di erba secca nasconde il ghepardo e la composizione è attentamente costruita spostando il soggetto principale dal centro.


Reflections on Photography-Photo Gnu. Serengeti NP, Tanzania. Canon 17-40mm f/4. Questo è un altro esempio di composizione costruita attorno a un cielo imponente e mozzafiato. La linea dell'orizzonte è posta addirittura al di sotto del terzo dell'immagine, per dare maggior rilievo al cielo. Le nuvole creano una linea naturalmente convergente che guida l'attenzione dell'osservatore verso il terzo basso dell'immagine.


Immagni di comportamento
Le immagini di comportamento raffigurano alcuni aspetti del ciclo di vita degli animali, o del loro comportamento. Può trattarsi di corteggiamento, caccia, accoppiamento, cura dei piccoli, fuga, combattimento... eccetera. Queste immagini non sono facili da ottenere in quanto gli animali, spesso, si occupano delle loro faccende quotidiane lontano dalla presenza umana. Per esempio, chiunque abbia passato un po' di tempo in Africa vi potrà confermare che i leoni non sono particolarmente difficili da osservare. Il difficile è vederli fare qualcosa!
Se vi capita l'occasione di scattare foto di comportamento il consiglio è di concentrarvi sull'azione, cercando di ottenere immagini nitide e ben composte (del panning ci occuperemo più avanti). Non abbiate paura di scattare: anzi scattate moltissimo ricordandovi che l'elemento di interesse di queste immagini è il comportamento ripreso e non necessariamente le qualità tecniche dell'immagine. Infatti, alcune foto di comportamento sono state considerate eccezionali e uniche, anche se mancavano di perfezione tecnica per taluni aspetti.

Reflections on Photography-Photo Oche delle nevi. Bosque del Apache Wildlife Refuge, New Mexico. Pentax 645N, 33-55mm. Migliaia di oche delle nevi che circolano in volo chiamandosi l'un l'altra, è uno spettacolo che si deve vivere in prima persona per apprezzarlo pienamente. Questa immagine è un tentativo di rappresentare questo grandioso spettacolo naturale. Piazzai la macchina foto sul cavalletto e riempii il fotogramma con gli uccelli contro il cielo blu e terso del New Mexico, lasciando a un leggero mosso il compito di esprimere il senso di movimento.


Reflections on Photography-Photo Coyote che sbadiglia. Yosemite NP, California. La descrizione completa di come è stata ripresa quest'immagine si trova qui: http://www.manfrottoschoolofxcellence.com/2010/07/12/giorgio-trucco-how-did-you-shoot-that-winter-boredom/


Reflections on Photography-Photo Elefante. Ruaha NP, Tanzania. Canon 70-200mm f/2.8. Questa immagine ritrae gli sforzi di un elefante maschio che si stira completamente per raggiungere le giovani, verdi e soffici foglie di un albero di Acacia.


Panning
Il panning è l'arte di creare dei mossi sfocati.
Il mosso sfocato deriva dal seguire il movimento dell'animale nel suo ambiente. Usando un tempo di posa adeguatamente lungo, lo sfondo risulterà sfocato, a causa del movimento della macchina foto durante la ripresa.
E' utile sforzarsi di riprendere questo tipo di immagine ogni volta che ne abbiamo la possibiltà. La tecnica del panning non è facile, e richiede molta pratica e una certa dose di fortuna per ottenere grandi immagini, ma può dare grandi soddisfazioni.

Reflections on Photography-Photo Caribou in corsa. Denali NP, Alaska. Nikkor 80-200mm f/2.8. Questo è un esempio di panning pressochè perfetto. La messa a fuoco e il panning sono molto accurati e il risultato è un'immagine molto nitida con uno sfondo armoniosamente sfocato.


Approfondiamo alcuni dettagli del panning.
La situazione ideale per il panning è un animale in piena vista che si muove contro uno sfondo uniforme e lungo un cammino che non è diretto né verso di noi, né in allontanamento da noi, ma piuttosto a 90 gradi, così che la sua distanza rimarrà più o meno costante.
In una fotografia di panning gli elementi che si muovono – dal piu' veloce al piu' lento – sono: sfondo, gambe o ali dell'animale, testa, corpo.
Ricordate che immagini completamente sfocate sono contrarie al concetto stesso del panning, e sebbene possano mantenere alcuni elementi di interesse, risultano mal eseguite e, a mio parere, hanno poco senso. Un mosso sfocato accettabile deve contenere aree della foto che siano nitide e ferme, possibilmente la testa o il muso dell'animale. Cosa dobbiamo quindi cercare di mettere a fuoco?

Reflections on Photography-Photo Zebra in corsa. Mikumi NP, Tanzania. Canon 300mm f/2.8. Questo è un esempio di tecnica di panning non perfettamente eseguita. La messa a fuoco è accettabile, ma il panning manca di precisione, e si ottiene così un'immagine nella quale nulla è realmente fermo. Certamente rende bene l'idea e a qualcuno potrà anche piacere. Personalmente non mi dispiace, ma credo sia un buon esempio di panning da migliorare.


Il corpo dell'animale è il miglior bersaglio per la messa a fuoco. La testa, invece, può seguire il movimento del corpo (come in un elefante per esempio) oppure muoversi avanti e indietro, o su e giù rispetto a esso (per esempio in una giraffa). Quindi è difficile prevedere se la testa sarà ferma rispetto al corpo, e dipende dalle condizioni e dall'animale che si sta fotografando.

Reflections on Photography-Photo Elefante in marcia. Ruaha NP, Tanzania. Canon 70-200mm f/2.8. Mi piace molto questa immagine. Sia la messa a fuoco che il panning sono accurati e il soggetto non è al centro dell'immagine. Gli elefanti camminano lentamente, e questo gigante gentile mi ha permesso di mettere a fuoco e di ricomporre durante il panning. Il risultato è questa immagine a pieno formato.


Ecco la mia lista di consigli:
    L'effetto panning si ottiene al meglio con un tempo di posa compreso fra 1/4 e 1/30 di secondo. Impostate la macchina foto in modalità priorità di diaframma e scegliete una coppia ISO/diaframma che vi dia il tempo di posa desiderato (io faccio così). Oppure impostate la fotocamera in modalità priorità di tempo e scegliete il tempo di scatto desiderato. Ricordatevi che è meglio usare ISO alti e diaframmi chiusi piuttosto che il contrario; questo perchè il diaframma più chiuso aiuterà nella messa a fuoco aumentando la profondità di campo. Impostate il modo di messa a fuoco su Continuo (Nikon) o AI Servo (Canon). Quando il soggetto è a fuoco vogliamo che la macchina foto blocchi e mantenga la messa a fuoco. Impostate lo stabilizzatore di immagine dell'obiettivo su Normal (Nikon) o Mode 2 (Canon). Queste impostazioni compenseranno solo il mosso verticale senza cercare di correggere il movimento orizzontale della macchina foto. Selezionate il punto di messa a fuoco centrale e mantenetelo sul corpo dell'animale con un movimento quanto più preciso e fluido possibile. Non scattare subito. Valutate la velocità dell'animale controllando l'allineamento del punto centrale di messa a fuoco con il suo corpo, e correggete il movimento di panning al fine di tenerli allineati. A questo punto cominciate a scattare. Non scattate solo una o due immagini. Scattate un'intera sequenza con il modo di scatto continuo ad alta velocità e riprendete quante più immagini possibile in una sola azione continua.
Un problema del panning è che il soggetto è sempre nel centro del fotogramma. Mettere a fuoco e ricomporre l'immagine è praticamente impossibile durante il panning (anche se si può fare...). Una soluzione è quindi quella di ricorrere a composizioni che non riempiano tutto il fotogramma con il soggetto in modo da mantenere dello spazio per il ritaglio in post-produzione.

Reflections on Photography-Photo Babbuini in corsa nella calda luce del tramonto. Ruaha NP, Tanzania. Canon 300mm f/2.8.


Il panning deve essere provato con gli strumenti giusti per aumentare al massimo le possibilità di ottenere buone immagini. Il panning a mano libera è fattibile solo con obiettivi di media lunghezza. Con teleobiettivi più potenti, è fondamentale usare una montatura per il panning!
La mia montatura preferita per il panning è la testa Manfrotto 393 Gimbal. Ha un'azione molto fluida, si bilancia velocemente ed è molto economica rispetto ad altre scelte sul mercato. Se siete seriamente interessati al panning, e fotografate con obiettivi oltre i 100mm, credo che abbiate bisogno di usare una testa per il panning.

Reflections on Photography-Photo Delfino in salto sull'acqua, California del Sud. Nikkor 80-200mm f/2.8. Ancora oggi, questa è una delle mie immagini preferite. Ho scattato questa foto dalla prua di una nave che seguiva un branco di delfini. Era l'ora del tramonto e il sole basso all'orizzonte colorava di rosa e giallo gli spruzzi dell'acqua. L'immagine è una variazione sul tema del panning, in quanto lo sfondo è sfocato a causa del movimento sia del soggetto che del fotografo, che si muovono praticamente alla stessa velocità. Ho scattato nel momento esatto in cui il delfino immergeva la testa nell'acqua, ottenendo dei bellissimi spruzzi che assomigliano molto alle scintille prodotte da una smerigliatrice.


Conclusioni
Abbiamo visto che la fotografia naturalistica è un argomento estremamente ampio e può essere utile definire delle linee guida per decidere quale tipo di immagine vogliamo creare ogni volta che fotografiamo un animale.
Deciderlo al momento dello scatto ci aiuta a incrementare la nostra consapevolezza del processo fotografico e ci può guidare nelle scelte tecniche.
Abituarsi a pensare fuori dagli schemi e ad andare oltre il solito “ritratto animale” può incoraggiare un approccio fotografico più creativo che, a sua volta, ci aiuta a sviluppare uno stile personale, che è in ultima istanza l'obiettivo finale del nostro apprendimento.

Fotografia, Fotografia Naturalistica
No Responses to “Riflessioni sulla Fotografia Naturalistica”

Leave a Reply

Scattare alla cieca, o non scattare affatto…

Mar 23, 2012 No Comments by
A volte, come fotografi, ci troviamo in situazioni nelle quali e' del tutto evidente che non siamo i benvenuti. Capita soprattutto ai fotografi di viaggio e di reportage che hanno spesso a che fare con culture radicalmente diverse o ambienti e situazioni difficili.
Un buon esempio di impresa difficile e' fotografare le donne nei paesi mussulmani. Ci rendiamo immediatamente conto che la nostra ispirazione artistica non e' apprezzata, ne' completamente capita, ed e' probabile che verremo ricambiati piu' con diffidenza che con collaborazione. Un gran sorriso, un animo gentile e il giusto atteggiamento possono spesso fare la differenza, ma ci sono delle volte in cui semplicemente non funziona e occorre lavorare d'ingegno, fermo restando il dovere di rispettare le persone che non vogliono essere fotografate per nessun motivo.


Un altro problema che si presenta al fotografo e' il fatto che le persone che sanno di essere riprese perdono naturalezza e il loro comportamento e' influenzato dalla consapevolezza di essere il soggetto delle nostre foto. In queste situazioni e' utile padroneggiare una tecnica che puo' sembrare impossibile a prima vista. Scattare senza inquadrare, cioe' senza guardare attraverso la macchina foto.
Per quanto difficile possa sembrare vi assicuro che si tratta di una tecnica molto efficace che talvolta vi consentira' di portare a casa uno scatto altrimenti impossibile.
Vediamo come funziona.

Le impostazioni della fotocamera sono molto semplici. Ricordiamoci che non avremo la possibilita' di guardare attraverso la fotocamera, quindi non c'e' assolutamente nulla che possiamo controllare e correggere durante la ripresa. Dobbiamo per forza usare la macchina foto in modo completamente automatico.
Per quanto riguarda la messa a fuoco avremo due possibilita': messa a fuoco singola o multipla. Con la messa a fuoco a multi-punti, avremo si la certezza che qualcosa sara' a fuoco nella foto, ma non c'e' nessuna garanzia che sia proprio il nostro soggetto. Con la messa a fuoco su singolo punto (io consiglio di impostare il punto centrale) abbiamo piu' controllo su che cosa sara' a fuoco nella foto e, con un po' di pratica, possiamo anche premetterci di mettere e fuoco e ricomporre l'immagine per spostare il soggetto dal centro. Ovviamente tutto cio' non e' facile, ma ci si puo' riuscire facendo sufficiente pratica.
Per quanto riguarda la modalita' di scatto, io uso il modo a priorita' di diaframma e scelgo il diaframma (e un valore ISO) che mi dia un tempo di posa adatto alla particolare situazione che sto riprendendo. Se desidero foto ferme, scelgo la massima apertura e ISO alti, se invece voglio sperimentare con panning e mosso creativo allora scelgo una coppia diaframma-ISO che porti il tempo di posa a 1/4 o 1/8 di secondo. Una volta imposta la macchina foto in questo modo saremo pronti per scattare e sara' giunto il momento di provare e migliorare le nostre abilita'.
Ricordiamoci che non portando la macchina foto all'occhio, il nostro punto di ripresa sara' piu' basso del normale e potremo usare questa condizione per sperimentare nuovi approcci creativi. Ricordiamoci anche che le persone, in genere, penseranno che stiamo scattando una foto quando portiamo la macchina la foto all'occhio, la teniamo con la mano destra e la teniamo verticalmente. Possiamo facilmente nascondere il fatto che stiamo scattando cambiando tutto cio'.

Ecco come tenere la macchina fotografica per scattare "di nascosto"...

Se la macchina foto e' dotata di battery grip aggiuntivo (lo consiglio vivamente) e' piu' facile azionare il secondo pulsante di scatto usando la mano sinistra. Oppure possiamo tenere la macchina foto completamente all'ingiu' e azionare il pulsante di scatto con l'indice della mano destra. In questo modo le persone non penseranno che stiamo scattando e potremo portare a casa qualche scatto "impossibile". Ovviamente la parte piu' difficile rimane l'inquadratura. Non ci sono segreti ne' scorciatoie da prendere… occorre solo fare molta pratica, fino a quando questo modo di scattare non diventera' naturale e inizieremo a ottenere buoni risultati.
La parte piu' difficile e' rappresentata dal fatto che possiamo solo "mirare" grossolanamente al nostro soggetto, ma dopo un po' si riesce persino a mettere a fuoco e a ricomporre l'inquadratura prima dello scatto con una certa sicurezza. Anche con tanta pratica tuttavia mancheremo clamorosamente molti scatti e dobbiamo accettare le regole del gioco e i fallimenti.
Tuttavia, quando il risultato e' quello desiderato, potremo essere sicuri di aver realizzato una foto non banale che stimolera' un approccio piu' creativo alla fotografia, quindi prendete la macchina foto e iniziate a scattare alla cieca!

Una piccola galleria di immagini riprese senza inquadrare...

Fotografia, Reportage
No Responses to “Scattare alla cieca, o non scattare affatto…”

Leave a Reply

Adventurafrica alla Bit2012

Feb 13, 2012 No Comments by
AdventurAfrica sara' presente alla Borsa Internazionale del Turismo (Bit), a Milano, dal 16 al 19 Febbraio 2012.
Ci trovate al:

Padiglione: The World, stand L24

Avremo foto e slideshow dei nostri viaggi piu' recenti piu' tutte le novita' sui nostri viaggi, safari e workshop per il 2012.

Se passate da quelle parti fermatevi per un saluto e per prendere una delle nostre nuove brochure!



Novita'
No Responses to “Adventurafrica alla Bit2012”

Leave a Reply

Tour AdventurAfrica: Agosto-Settembre 2012

Feb 06, 2012 No Comments by
"Ci sentiamo come circondati da spiriti della foresta che appaiono e scompaiono a loro piacere. Ci guardano senza essere visti, controllando senza sforzo la distanza da noi. Ci sentiamo intrusi in un mondo che non ci appartiene, al quale noi non apparteniamo; goffi, incapaci di muoverci efficacemente, privi di orientamento."

E’ l’alba e dopo una tiepida notte e una colazione a base di caffe', chapati e marmellata o Nutella, facciamo rotta verso il parco nazionale delle montagne Udzungwa, che dal fondo piatto e fertile della Kilombero Valley si ergono fino ai 2579 metri del monte Luhombero, e sono ricoperte da una rigogliosa foresta primaria la cui eta', secondo gli scienziati, supera i 30 milioni di anni. Il parco nazionale delle Udzungwa Mountains e' riconosciuto come un luogo di primaria importanza per la biodiversita' e recentemente sono state scoperte e studiate alcune specie endemiche che trovano solo qui il loro habitat ideale.

AdventurAfrica-Udzungwa Mountains National Park-Iveco ACM80
...sulla strada per l’Udzungwa Mountains National Park, in Tanzania del sud

Oggi ci avventureremo nel fitto della foresta alla ricerca delle Sanje Mangabeys, una nuova specie di primati recentemente scoperta e che vive esclusivamente in quest’area.

Un richiamo nella foresta (breve storia di una scoperta):

Le Sanje Mangabey sono vissute al riparo della foresta delle Udzungwa Mountains per un tempo immemorabile, note solo alle popolazioni locali, che mancando pero' di una forte tradizione scritta non ne hanno mai documentato l’esistenza.
La scoperta ufficiale di questo gruppo di primati si deve all’antropologa Katherine Homewood e ad Alan Rogers che nel 1979, durante una ricognizione nella foresta, udirono per la prima volta il richiamo di una Mangabey, un tipo di primate che, per quel che si sapeva a quel tempo, non viveva in questa regione. Rogers e Homewood indagarono a fondo stimolati da quell’indizio e riuscirono a contattare un locale che teneva un esemplare di quelle scimmie come animale domestico. Chiesero di poter vedere l’animale e con grande sorpresa capirono di essere di fronte alla scoperta di una nuova specie di primati, le Sanje Mangabey appunto, una specie endemica che vive solo qui e di cui oggi sappiamo sopravvivere solo poche migliaia di individui.

Sulla falsa riga dei programmi di tracking in foresta dei gorilla e degli scimpanze', negli ultimi quindici anni il parco ha identificato un gruppo di Sanje Mangabey e le ha progressivamente abituate a non temere la presenza dell’uomo, grazie al quotidiano e paziente lavoro di un gruppo di ranger-tracker che ogni giorno seguono le scimmie nei loro spostamenti. Il risultato di questo lodevole progetto e' che dal 2007 i visitatori del parco Udizungwa possono osservare a breve distanza queste scimmie normalmente schive ed estremamente difficili da avvicinare.

L’aria immobile e tiepida della notte ricopre come un manto la foresta circostante, ancora silenziosa e sonnolenta. I nostri tracker sono fuori gia’ da un paio d’ore sulle tracce del gruppo Njokamoni e sono in contatto radio con la nostra guida che ci aspetta alla partenza del Njokamoni trail.

AdventurAfrica-Udzungwa Mountains National Park-Njokamoni trail
La partenza del sentiero Njokamoni

Ci incamminiamo lungo il sentiero e la vista di un gruppo di elefanti in una radura ci appassiona e ci da l’entusiasmo per continuare verso nuovi avvistamenti. Dopo circa un’ora di cammino raggiungiamo i nostri tracker. Ci dicono che le scimmie sono ovunque intorno a noi ma per quanto ci sforziamo non riusciamo a vedere niente; sentiamo solo il rumore sordo dei mango selvatici che cadono sul terreno dopo essere stati spolpati dai loro invisibili mangiatori. Lasciamo il sentiero e iniziamo ad arrampicarci sui pendii scoscesi della montagna. A tratti riusciamo a intravvedere qualche scimmia sugli alberi davanti a noi, ma sempre troppo in alto, troppo distante e troppo di sfuggita. Ci sentiamo come circondati da spiriti della foresta che appaiono e scompaiono a loro piacere. Ci guardano senza essere visti, controllando senza sforzo la distanza da noi. Ci sentiamo intrusi in un mondo che non ci appartiene, al quale noi non apparteniamo; goffi, incapaci di muoverci efficacemente, privi di orientamento.

AdventurAfrica-Udzungwa Mountains National Park-Sanje Mangabeys
Inizialmente difficili da scorgere, le Sanje Mangabeys diventano presto amichevoli e curiose una volta guadagnata la loro fiducia

I nostri tracker ci invitano a continuare con gesti calmi e rassicuranti della mano. Ci invitano a essere pazienti e a fidarci. Dopo un’altra arrampicata sulle ripide pendici della montagna raggiungiamo una piccola radura pianeggiante. Per le nostre guide e' il momento di sedersi in silenzio e di aspettare pazienti. Ci sediamo tutti insieme e facciamo silenzio. La quiete della foresta intorno a noi ci avvolge come un manto e a poco a poco, ma distintamente, i rumori delle scimmie si fanno piu' vicini. Su alcuni rami lontani scopriamo alcuni esemplari che ci osservano attentamente, sospettosi e guardinghi. Con il binocolo riusciamo a osservare bene alcuni esemplari. E’ gia' una grande emozione, ma ancora piu' emozionante e' scoprire che poco alla volta l’intero gruppo di scimmie si sta stringendo a cerchio intorno a noi. Sembra che abbiamo guadagnato la loro fiducia e le scimmie iniziano a interessarsi a noi. In poco tempo siamo letteralmente circondati dall’intero gruppo, che sosta placidamente sui rami intorno a noi, a pochi metri di distanza. Abbiamo cosi' modo di osservare il loro comportamento a distanza ravvicinata e di scattare moltissime fotografie in condizioni ideali. Osserviamo gli adulti perennemente indaffarati a spolpare i mango selvatici, osserviamo i piccoli giocare e rincorrersi fulmineamente sui rami. Poi l’intero gruppo si acquieta. Gli adulti trovano posto sui rami e lentamente scivolano nel sonno. I piccoli si avvicinano alle loro mamme e si placano anch’essi rassicurati dal contatto fisico con gli adulti.
Valeva la pena aspettare, valeva la pena faticare sul sentiero. Siamo in un luogo imprecisato della foresta avvolti dal silenzio e dalla pace che solo i luoghi naturali sanno infondere e soprattutto siamo ai piedi di un grande gruppo di primati che dorme tutt’intorno a noi; che ha accettato la nostra presenza aliena al punto di ignorarci e di dormire.
Portiamo a casa centinaia di buone foto, ma sono le emozioni che abbiamo provato a renderci piu' felici. Ritroveremo il gruppo Njokamoni molte altre volte, ma l’emozione di quel primo incontro rimane unica e irripetibile.

AdventurAfrica-Udzungwa Mountains National Park-Sanje Mangabeys
AdventurAfrica-Udzungwa Mountains National Park-Sanje Mangabeys
Osservando e fotografando gli spiriti della foresta!

Unitevi a noi, per uno dei tour della stagione 2012. Praticheremo il safari a piedi e seguiremo le Sanje Mangabeys!
Visitate la pagina I nostri Safari per tutti i dettagli relativi ai nostri viaggi.

Novita', Safari
No Responses to “Tour AdventurAfrica: Agosto-Settembre 2012”

Leave a Reply

Tour AdventurAfrica: Agosto 2012

Feb 03, 2012 No Comments by
AdventurAfrica's tour - August 2012
Questo viaggio e' il nostro itinerario piu' gettonato e siamo orgogliosi di continuare a offrirlo in quanto rappresenta un'alternativa alle piste sovraffollate dell'arcinoto circuito del nord (costituito da Ngorongoro Conservation Area, Serengeti, Lake Manyara e Tarangire National Parks). La nostra scelta di viaggiare sul circuito sud della Tanzania e' anche in linea con le recenti direttive del Tanzania Tourism Board, i cui sforzi si sono recentemente concentrati sulla promozione delle regioni meridionali, allo scopo di attirare piu' visitatori verso i suoi meravigliosi e ancora poco visitati parchi (Mikumi, Monti Udzungwa, Ruaha, Katavi National Parks e Selous Game Reserve). La ragione alla base di questa mossa e' al tempo stesso semplice e logica: e' ormai evidente che il circuito del nord ha da tempo raggiunto il suo picco in termini di numero di visitatori annuali e si puo' fare ben poco per aumentare ulteriormente questo numero. La gallina dalle uova d'oro sta gia' operando a pieno regime e vi e' una crescente preoccupazione per l'impatto indotto sull'ecosistema dei parchi dal gran numero di visitatori. Occorre anche considerare il tipo di esperienza di safari che si e' pronti a sopportare, o piuttosto si desidera sperimentare...
Se aspettare che 10 fuoristrada davanti a voi vi facciano posto per osservare un gruppo di leoni, e poi avere circa 5 minuti di tempo per scattare alcune foto prima che altre 10 auto dietro inizino a chiedervi di andare avanti, non rappresenta esattamente il tipo di safari che avete sempre sognato, allora la pensate esattamente come noi!

Se vi piace cosi'...

AdventurAfrica-Serengeti-TrafficJam
AdventurAfrica-Serengeti-TrafficJam
Queste immagini sono state scattate nel luglio 2011 all'interno del Serengeti National Park, nella zona di Seronera, e sono una prova delle condizioni in cui si svolgono i safari nei parchi del circuito del nord.

Il nostro viaggio inizia a Dar es Salaam e dopo un giorno o due di relax sulle spiagge di sabbia bianca dell'Oceano Indiano ci dirigiamo verso le meraviglie del Ruaha National Park, il vero pezzo forte del nostro itinerario. Questo parco viene considerato da molti (tra cui, naturalmente, anche noi) uno dei parchi piu' belli dell'East Africa. Il parco e' enorme e vanta una fauna selvatica stupefacente e indisturbata, oltre a un maestoso paesaggio e un'emozionante solitudine. I fiumi Ruaha e Mwagusi offrono grandi opportunita' di safari e avvistamento dei numerosi animali del parco. Tutta la regione e' area di caccia di numerosi leoni e grandi gruppi di leoni si osservano qui con relativa facilita'. Qui sotto trovate un video YouTube, prodotto dal Tanzania Tourism Board, che parla del Ruaha National Park.
Se vi è piaciuto quello che avete visto e siete pronti per farvi contagiare dall'entusiasmo di una visita al Ruaha National Park, unitevi al nostro tour dal 3 al 19 Agosto 2012. Vi porteremo nel cuore della natura africana a bordo del nostro safari truck, e ci godremo insieme l'Africa senza tempo di questa parte della Tanzania.
Visitate la pagina I nostri Safari per tutti i dettagli relativi a questo viaggio.

Novita', Safari
No Responses to “Tour AdventurAfrica: Agosto 2012”

Leave a Reply